Storia ed evoluzione del bikini

Il bikini, o due pezzi, è uno dei capi da mare più usati dalle donne, che spesso lo preferiscono al costume intero, e che possono sbizzarrirsi a creare il proprio look da spiaggia grazie agli infiniti modelli e colori proposti ogni anno da stilisti e linee di abbigliamento.
L’affermarsi del bikini come capo indispensabile per ogni donna può sorprendere, se si pensa che fino a sessant’anni fa un costume del genere non era nemmeno immaginabile, a causa di un senso del pudore fin troppo spiccato, e che fino ai primi anni del Novecento non esisteva nemmeno il costume intero. L’invenzione dei costumi bikini risale infatti agli anni Quaranta del Novecento, anche se i primi esempi di due pezzi si possono trovare già nell’antica Roma: le donne romane, all’epoca, indossavano infatti il “sublinieulum”, ossia un indumento composto da una specie di reggiseno e uno slip, pensato probabilmente per l’attività atletica, e rappresentazioni di donne in due pezzi si possono trovare in urne, affreschi e mosaici di epoca greca e romana.
Ma se vogliamo parlare di due pezzi intesi come costumi mare femminili, ossia come capi studiati appositamente per il mare e la spiaggia, la creazione del primo bikini arriva molto più tardi, e più precisamente nel 1946. Nato da un’idea del sarto francese Louis Réard, il primo costume due pezzi prende il nome da un atollo della Micronesia, Bikini appunto, sul quale in quello stesso anno erano stati condotti degli esperimenti nucleari.
È qui infatti che gli Stati Uniti sganciarono due bombe all’idrogeno, e il nome dell’atollo venne dato all’innovativo costume da bagno perché si pensava che tale capo avrebbe avuto un effetto esplosivo, proprio come successe in realtà. Il bikini cominciò a diffondersi tra le dive del cinema (Lucia Bosè, in Italia, lo sfoggiò nel 1947), che lo indossarono spesso già negli anni Cinquanta: nel 1950 Sofia Loren partecipò al concorso di Miss Italia indossando un due pezzi, e si aggiudicò la fascia di Miss Eleganza, mentre Esther Williams, dapprima rifiutatasi di indossarlo nei suoi film, venne poi obbligata per contratto a comparire in bikini; altri esempi di dive che resero celebre il bikini in quegli anni sono Marilyn Monroe e Brigitte Bardot. Nonostante tale diffusione nel mondo del cinema, il bikini a quell’epoca doveva comunque scontrarsi col comune senso del pudore, che impediva a molte ragazze di indossare una mise considerata estremamente succinta per andare in spiaggia. Non dobbiamo dimenticare che Louis Réard non riuscì nemmeno a trovare una modella disposta ad indossare la sua creazione, dovendo ricorrere ad una più disinibita spogliarellista, e che nel 1951 i bikini furono proibiti nel concorso Miss Mondo. Da allora il bikini è andato sempre più diffondendosi (anche in rete, dove si possono comprare costumi on-line) diventando un capo di gran moda e riducendosi sempre di più: se il bikini indossato nel 1947 da Lucia Bosè era caratterizzato da uno slip che copriva l’ombelico, i modelli che sono andati sviluppandosi in seguito si sono ridotti di molto, sia per quanto riguarda il pezzo sopra che il pezzo sotto, e si sono differenziati per colore, foggia e materiale utilizzato, tanto che il bikini non ha più nulla da invidiare a qualsiasi altro capo di abbigliamento.
Fashion e crisi

FASHION E CRISI. pER IL 56% DELLE AZIENDE ANCORA 12 MESI IN SOFFERENZA. MA IL 98% MANTIENE O AUMENTA GLI INVESTIMENTI IN FORMAZIONE MANAGERIALE.
BOCCHESE (SISTEMA MODA): La formazione è UN ELEMENTO FONDAMENTALE per realizzare la ripresa del settore moda.
Per la moda gli strascichi della crisi si faranno sentire ancora per i prossimi 12 mesi. L’evidenza è contenuta in un’analisi realizzata dalla Fondazione CUOA, che nell’ultimo mese ha inviato oltre 2mila questionari alle aziende attive nel settore moda. Dai dati raccolti emerge che, secondo la maggior parte delle imprese intervistate (56%), la crisi è ancora in atto e avrà ripercussioni anche nel 2010. Le previsioni fino a fine anno sono negative per il 37% dei rispondenti. Mentre la crisi è giunta alla sua fase conclusiva per il 7%. Per contrastare il momento, le imprese non vedono come unica via di scampo il taglio incondizionato dei costi: c’è, infatti, chi sceglie di investire nell’innovazione dei prodotti e punta allo snellimento dei processi. Il 98% delle imprese ritiene, inoltre, che si debbano sviluppare o mantenere gli investimenti in formazione, in particolare in quella manageriale (55% dei rispondenti), che risulta un elemento strategico per superare questo momento. Le aziende del settore risultano molto sensibili al tema: lo dimostra la maggioranza del campione (60%), che negli ultimi due anni ha investito in questa leva strategica e che intende potenziare ulteriormente gli investimenti in tal senso.
Tra i temi ritenuti prioritari, sulla base di risposte multiple, per le aziende c’è lo sviluppo di competenza sul commerciale e vendite (55%), strategia d’ impresa (37%), marketing (38%) e comunicazione (34%). Alcune aziende hanno individuato nell’internazionalizzazione un’altra possibile soluzione. Le aree ritenute maggiormente strategiche sono la Cina, la Russia, l’Europa Orientale e Occidentale, seguite dal Medio Oriente. Il Far East, India e America sono ritenuti meno strategici.
«La formazione è un elemento fondamentale per realizzare la ripresa del settore moda. Un comparto che è fortemente penalizzato dalla crisi dei consumi – afferma Michele Bocchese, Presidente del Sistema Moda degli Industriali di Vicenza – Per questo riteniamo che implementare un corso dedicato ai manager che gestiscono i processi di internazionalizzazione e dell’implementazione dei mercati sia non solo necessario, ma indispensabile per reagire in maniera decisa a questo difficile momento». In tal senso la Fondazione CUOA in partnership con Polimoda e con il patrocinio del Sistema Moda Italia ha progettato il corso: “Fashion Management”, dedicato allo sviluppo di competenze manageriali e strategiche. «Il corso nasce dalla necessità dei manager del nostro settore di approfondire strategie e tecniche innovative necessarie ad “attaccare” i nuovi mercati molto competitivi – continua Bocchese – Le lezioni avranno l’obiettivo di identificare e analizzare strategie competitive proprie del settore moda, approfondire l’importanza delle ricerche di mercato e del posizionamento del marchio, sviluppare capacità creative e di comunicazione del fashion, valorizzando il fattore territoriale».
Destinatari del corso sono imprenditori, manager e professionisti coinvolti nella definizione della strategia aziendale del sistema moda e, in generale, coloro che desiderano specializzarsi nel settore, acquisendo una visione integrata dei processi che lo caratterizzano.
È previsto uno study tour, presso Villa Strozzi a Firenze, sede di Polimoda, per lo svolgimento di uno dei moduli didattici del corso.
