Come vede il matrimonio la generazione Millennials

La convivenza rappresenta una scelta di vita sempre più diffusa nel nostro Paese. La stragrande maggioranza delle coppie al giorno d’oggi si sposa dopo un periodo più o meno prolungato di coabitazione. Anche solo in confronto ad una generazione fa, la convivenza prematrimoniale o alternativa al matrimonio rappresenta una scelta estremamente diffusa, benché per la Chiesa Cattolica rappresenti una grave offesa al concetto di unione e famiglia. Si tratta di una tendenza che sta determinando il crollo del modello mediterraneo di famiglia, in crescita soprattutto tra le fila dei Millennials, i giovani diventati maggiorenni nel nuovo millennio.

Le unioni di fatto in Italia sono oltre un milione e sempre più bambini nascono fuori dal matrimonio. Il vincolo coniugale non è più sentito come necessario neanche per mettere al mondo un figlio, a maggior ragione dopo l’entrata in vigore di una nuova legge che equipara, in tutto e per tutto, i bambini nati da genitori coniugati a quelli delle coppie conviventi, eliminando ogni tipo di discriminazione. Oggi sono il 26% dei neonati a nascere da genitori non coniugati, mentre nel 2000 erano solo il 10%. È un dato molto significativo, che indica chiaramente uno sconvolgimento dei costumi da un punto di vista sociale.

Eppure chi ha una minima conoscenza dell’insegnamento cristiano dovrebbe sapere che, per la Chiesa, coabitare senza essersi uniti in matrimonio è un peccato molto grave in quanto costituisce un’offesa alla castità ed alla dignità del matrimonio. La pratica della convivenza prima del matrimonio, oltre a essere considerata gravemente peccaminosa, danneggia la stabilità della società.

Spesso considerata un periodo di prova dell’unione, la convivenza mina il matrimonio alla base, proprio perché lo priva di quelli che sono gli elementi specifici della vita coniugale, quali la coabitazione e la dimensione sessuale. La Chiesa, ricordiamo, proibisce il sesso prima del matrimonio.

Unendosi in matrimonio dopo un periodo di convivenza si infanga anche il significato della promessa matrimoniale, che si riduce alla mera dimensione rituale e burocratica. Nel matrimonio religioso ci sono due momenti, il contratto e la dichiarazione. Nel caso dei matrimoni civili la dichiarazione è nei confronti della società, mentre nel matrimonio religioso mira molto più in alto ed assume un carattere solenne con la promessa matrimoniale ed il giuramento che richiama il Signore come testimone. Il matrimonio è basato sulla donazione reciproca e totale, mentre la convivenza consiste solo nello stare insieme da persone libere, senza quello stato di grazia tipico del matrimonio che dona la forza di affrontare la vita in armonia.

Il calo dei matrimoni è anche riconducibile alla profonda crisi economica che sta colpendo duramente il nostro Paese. La maggior parte dei giovani preferisce mettere da parte i propri risparmi per l’acquisto di un immobile o per la nascita di futuri figli invece che investire grosse somme nell’organizzazione della cerimonia nuziale. Ma i trentenni di oggi non si sposano in primo luogo perché non ne sentono alcun bisogno, né dal punto di vista sociale né tantomeno per un sentimento religioso, sempre meno sentito. Da rito di passaggio, il matrimonio ha assunto più una valenza di rito di conferma ed ufficializzazione della propria relazione.

Per molte donne, gli abiti sposa , i fiori d’arancio, il taglio della torta ed il lancio del bouquet esercitano ancora un certo fascino. Ma nulla, ormai, è obbligatorio.

Ci troviamo in una situazione in cui, in buona sostanza, il mondo eterosessuale sta respingendo in massa il contratto nuziale, mentre le coppie omosessuali stanno portando avanti una dura battaglia per conquistare quegli stessi diritti considerati obsoleti da chi li ha sempre avuti, tra cui il matrimonio.

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